Anonimo – Lazarillo de Tormes

Io credo che sia bene

che cose tanto singolari

non restino sotterrate nella fossa dell’oblio

 Lazaro è costretto a raccontare a una imprecisata Vostra Signoria la sua vita. L’autore lascia che sia lo stesso Lazaro a parlare; ci troviamo così a leggere la dettagliata relazione delle vicende che hanno caratterizzato la sua esistenza. Si tratta della storia di un povero emarginato che fa di tutto per sopravvivere, adattandosi alla società che tende a emarginare figure come la sua; imparerà in fretta come gira il mondo, adattandosi ad esso come meglio può. Lo sfortunato protagonista si troverà spesso obbligato al furto e alla menzogna, a ingegnarsi per ottenere quel poco che gli basti a frenare la fame.

Francisco Goya, El Lazarillo de Tormes - 1819
Francisco Goya, El Lazarillo de Tormes – 1819 http://www.wikiart.org/en/francisco-goya/el-lazarillo-de-tormes-1819

Un racconto molto divertente, non è certo facile sopravvivere se si è ancora bambini e l’unica figura di riferimento è un cieco vagabondo che ti porta con sé al solo scopo di sfruttarti. Purtroppo, non basterà liberarsi del cieco per porre fine alla miseria; infatti, non lo aiuterà molto diventare il servo di tanti altri strani personaggi che affollano lo strampalato mondo di Lazaro. Ma di una cosa ci renderemo conto, Lazaro non si lascerà mai abbattere dalle avversità, e dopo tanti anni di sofferenze e ristrettezze, finalmente, riuscirà a realizzare il suo sogno.

La vita di questo ragazzo non è propriamente costruttiva, ipocritamente è giusto nascondere l’esistenza, vera o inventata, di un giovane così. Ecco perché la diffusione dell’opera è stata ostacolata dall’Inquisizione, e forse per questo motivo l’autore non ha voluto far conoscere la sua identità.

Consiglio la lettura dell’introduzione, il “Lazarillo de Tormes” è un’opera molto importante, innovativa e complessa. Mi spiego meglio, possiamo divertirci leggendola senza tanto filosofeggiare, infatti, offre molte scene esilaranti e comiche; e già così è un libro che val la pena di leggere. Se facciamo attenzione, però, ci renderemo conto dell’abilità dell’autore che non ha scritto una semplice commedia divertente; il racconto esprime con grande ironia la denuncia di un mondo in cui i detentori del potere non sono per niente migliori di chi, come il protagonista, lotta “eroicamente” ogni giorno per sopravvivere alla fame. Si tratta di un libro sempre attuale, che fa riflettere sui diritti negati a chi non ha l’opportunità di vivere dignitosamente per colpa di un sistema escludente.


 Sta diventando un’abitudine quella di indicare le trasposizioni cinematografiche delle opere che descrivo; spero di non spingere alcuni di voi a guardare i film anziché leggere i romanzi (se usate questa scorciatoia, peggio per voi!). Vi induco in tentazione, siate forti; ecco due esempi:

“I picari” di Mario Monicelli (1987)

Questo film non è la trasposizione dell’opera, anzi se ne distacca molto, ma val la pena di vederlo.

 “Le avventure e gli amori di Lazaro De Tormes” di Fernando Fernán Gómez, José Luis García Sánchez (2001)

Il film è in linea con il testo originale, anche se molti particolari non corrispondono.


Uscimmo da Salamanca e arrivati al ponte, proprio all’imboccatura, dove c’è un animale di pietra che ha quasi forma di un toro, il cieco mi ordinò di accostarmi all’animale, e quando fui lì mi disse: “Lazaro, avvicina l’orecchio al toro e ci sentirai dentro un gran rumore”. Io ingenuamente avvicinai l’orecchio, credendo che le cose stessero davvero così. Quello, appena si accorse che avevo la testa contro la pietra, mi diede un colpo secco con la mano e mi fece dare una gran capata contro quell’accidenti di toro, che più di tre giorni mi durò il dolore della cornata. E mi disse: “Sciocco, impara: il ragazzo di un cieco deve saperne una più del diavolo”. E si divertì molto dello scherzo.

Torro Verraco. Ponte romano di Salamanca
Torro Verraco. Ponte romano di Salamanca http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Torro-Verraco_del_Puente_de_Salamanca.JPG By Tamorlan

(Anonimo, Lazarillo de Tormes, Feltrinelli, 2009, p. 34)

Lazarillo de Tormes

Sostieni il nostro progetto! Se fai acquisti su

AmazonLogo

utilizza questo link, grazie!

Jack London – Il richiamo della foresta

non era un cane da casa

lottava come due diavoli

anch’egli ululò e il branco gli si strinse intorno

E’ la storia di Buck, un cane che viveva agiatamente in una villa californiana; catapultato in Alaska, è costretto a diventare un cane da slitta, e una volta libero dai vincoli che lo legavano all’uomo, torna a vivere insieme ai suoi antenati, i lupi.

Un viaggio dall’inconsapevolezza alla piena riscoperta del proprio essere. La regressione di un cane alla vita selvaggia è allo stesso tempo un processo evolutivo che ripone l’animale, ammaestrato e ammansito, in comunione con la natura e le sue leggi.

Gli uomini, suoi padroni, poi schiavisti, infine compagni leali di vita, perderanno il ruolo di guida; Buck riprenderà possesso del suo destino e infine troverà la sua strada, non per questo dimenticando il passato.

 Il concetto più interessante è la visione di London della natura. La sopravvivenza non è per nulla automatica, estremamente difficile in un ambiente ostile. L’ambiente antropizzato e pacifico del sud differisce totalmente dal selvaggio nord; più volte London sottolinea come le leggi del sud non siano applicabili al nord, dove la forza bruta prevale, ma anche i sentimenti non per forza violenti possono trovare spazio, e romanticamente London sa dar spazio anche allo smoderato amore che può instaurarsi tra cane e padrone (e che Buck non aveva conosciuto nella casa in cui era vissuto prima di finire al nord).

Andy Richards - White Pass, Near the Top
Andy Richards – White Pass, Near the Top http://lightcentric.files.wordpress.com/2010/06/white-pass-railroad-skagway-alaska-052620100385.jpg

“Il richiamo della foresta” evoca sentimenti forti, possiamo provare a descriverli, ma è come voler sperimentare una reazione chimica senza osservarla in laboratorio. Quindi leggiamolo, per sperimentare l’amore e altresì quel vortice di rabbia disperata che è l’istinto di vendetta (Maurizio Ascari).

Ho trovato molto interessante l’analisi di Ascari, che potete trovare nell’edizione che ho letto io (Marsilio). Credo che, aldilà del pensiero personale di London, “il richiamo della foresta” sia importante per riflettere sull’uomo e il suo rapporto con la natura, visto che ci dimentichiamo troppo spesso di esserne parte integrante. Un appunto, non vorrei si cadesse nell’errore opposto, cioè quello di abbracciare il determinismo biologico tanto fortemente da annullare quel bel principio, l’umanità, che ci ha permesso di costruire delle società in cui val la pena di vivere.

Albert Bierstadt - Call of the Wild
Albert Bierstadt – Call of the Wild http://uploads3.wikiart.org/images/albert-bierstadt/call-of-the-wild.jpg

Buck era inesorabile. La misericordia era qualcosa di riservato ai climi più miti. Si apprestò all’assalto finale.

Buck non conosceva gioia più grande di quel rozzo abbraccio e delle ingiurie che udiva mormorare, e ogni volta che veniva scosso avanti e indietro sembrava che il cuore gli uscisse dal petto, tanto era in estasi.

Da allora in poi, notte e giorno, Buck non abbondonò più la preda […] né concesse all’alce ferito l’opportunità di estinguere la sua sete ardente […] l’alce prese a fermarsi per lunghi periodi, col naso a terra e le orecchie tristemente afflosciate […] al termine del quarto giorno, abbatté il grande alce.

(Jack, London, Il richiamo della foresta, Marsilio, 2003, pp. 68 – 94 – 117,118)

Jack London - Il richiamo della foresta

 

Sostieni il nostro progetto! Se fai acquisti su

AmazonLogo

utilizza questo link, grazie!

Arto Paasilinna – Prigionieri del paradiso

Possiamo avvicinarci a questo libro semplicemente per passare del tempo in allegria, infatti, Arto Paasilinna sa sempre divertire i suoi lettori presentandoci interessanti personaggi che vivono improbabili ed esilaranti avventure; anche Prigionieri del paradiso non fa eccezione, un evento catastrofico è alla base della storia che porta un gruppo di scandinavi, impegnati in una missione umanitaria, a condividere molto più che un viaggio all’altro capo del mondo: costretti in un’isola deserta, si organizzeranno per sopravvivere in un paradiso che può rivelarsi ostile.

Facendo un po’ di attenzione, però, Prigionieri del paradiso può darci molto di più; infatti, anche se con leggerezza, sono trattati molti temi che offrono spunti di riflessione sull’uomo inteso come animale sociale; Paasilinna fa emergere, grazie all’azione dei suoi personaggi, il bisogno di organizzarsi e di cooperare per risolvere i problemi di tutti i giorni, mostrandoci come dal caos dei primi giorni questo gruppo di superstiti si trasforma in una società con regole e ruoli ben definiti; e così ci troviamo di fronte ad un divertente e irriverente “saggio” di antropologia, dove l’osservatore Paasilinna ci mostra uno spaccato di una società in divenire che cerca ostinatamente di sopravvivere alle avversità dell’isola selvaggia.

I tre uomini trascorrevano tra loro gran parte del tempo libero […]. Passavano ore e ore nella giungla […] Un giorno Vanninen mi disse: “Secondo me quelli stanno trafficando qualcosa di poco chiaro” […] Li avremmo seguiti […] Avevano abbandonato il sentiero ed erano spariti nella boscaglia. […] Ci trovammo davanti ad una distilleria clandestina.

(Paasilinna, Arto, Prigionieri del paradiso, Iperborea, 2009, pp. 116-117-118)

 

Arto Paasilinna - Prigionieri del paradiso

Sostieni il nostro progetto! Se fai acquisti su

AmazonLogo

utilizza questo link, grazie!